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Sabato, 08 Maggio 2021

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Valentina_Acca_Ritratto_large Valentina Acca: teatro e attivismo politico

Valentina Acca: teatro e attivismo politico

Sono Valentina Acca, nata a Napoli nel 1980.

Attrice, formatrice, attivista.

La mia passione per il Teatro e la recitazione era viva già da ragazzina. Mia madre mi portava a vedere il balletto al San Carlo e scoppiavo di gioia quando con la scuola andavamo a teatro o al cinema. Da adolescente ho frequentato il liceo classico Vittorio Emanuele II e grazie a un professore di latino e greco la passione è cresciuta alimentandosi di conoscenza e studio delle tragedie. Al liceo, inoltre, incominciai un laboratorio diretto da una cooperativa in cui si leggevano e mettevano in scena i grandi testi classici.

Scoppiò definitivamente l’amore.

Tentai l’ammissione alle accademie d’Italia, scartata sempre alle ultime selezioni. Bocciata al secondo anno dell’Accademia del Teatro Bellini di Napoli perché ritenuta troppo bassa per fare l’attrice cercai con sofferenza e determinazione altre strade formative. A 22 anni mi trasferii a Roma e iniziarono anni di impegno, conflitti, costanza e dedizione.

Il mio percorso artistico si sviluppa come un’indagine continua: seguendo Maestri e workshop in Italia e a Berlino, Parigi, Londra. Leggo tantissimo, amo leggere le biografie dei drammaturghi, delle attrici e degli attori del passato. Come se la vita non potesse essere troppo staccata dall’arte e quindi se un’attrice è grande in scena sicuramente anche la sua vita sarebbe stata avventurosa e piena di mistero. Così pensavo. La scrittura mi accompagna sempre nei miei viaggi. Produco in maniera indipendente drammaturgie solitarie, facendo affidamento sull’autoimprenditorialità inizio a fare laboratori per bambini e tanti altri lavori per sostenermi; collaboro con pittori, videomaker, danzatori e artisti visivi facendo dialogare diverse discipline tra loro. Vinco una borsa di studio alla Silvio D’Amico per una formazione attoriale nell’audiovisivo. Sono una giovane donna inquieta, intermittente, precaria, con tanta immaginazione. Faccio servizio civile e Inizio a fare i primi provini ma incappo in diverse tipologie di abuso, alcune particolarmente subdole che mi fanno sentire in colpa, piena di vergogna, sola. Come se andare alla ricerca del mio posto nel mondo, della mia indipendenza economica e della mia libertà fosse sbagliato. Ci metterò anni per acquisire più consapevolezza e autodeterminazione: non si finisce mai.

Comunque continuo a credere di avere talento. Tra alti e bassi, ottengo le prime scritture teatrali importanti con Davide Iodice, Renato Carpentieri, in estate faccio Shakespeare al Globe di Roma allora diretto da Gigi Proietti. La scena mi restituisce fiducia e una dimensione di cura, mi insegna a superare le mie difficoltà e paure, a superare l’idea di me stessa, a rischiare e a sfidarmi.

Sono anche anni in cui incomincio attivismo politico.

Nasce 0.3, un collettivo di attrici e attori che si mettono insieme per discutere delle proprie condizioni lavorative con l’obiettivo di conquistare diritti. Eravamo in sette, facevamo le riunioni a casa mia e da quel primo nucleo, dopo la chiusura dell’ETI nel 2011, nacque l’occupazione del Teatro Valle.

Quelle pratiche rigenerative e di riappropriazione degli spazi pubblici, la rivendicazione di criteri di trasparenza nella gestione stessa delle risorse, la riflessione sul lavoro immateriale e sul ruolo della cultura come bene comune mi ha insegnato quanto possono essere potenti le azioni che facciamo, la partecipazione e i percorsi collettivi.

In quello stesso periodo torno stabilmente a vivere a Napoli.

Ancora oggi è da qui che guardo il mondo. È una città che amo, a cui sono legata anche se poi, profondamente, mi sento cittadina del mondo. Napoli mi restituirà sempre l’idea di un grande potenziale creativo spesso non valorizzato abbastanza ma allo stesso tempo io mi sento più a mio agio e riesco a creare relazioni di valore. Partecipo a vari film indipendenti e inizio a fare un po' di Tv ma è l’incontro con il regista Antonio Latella e la compagnia StabileMobile che mi regala spettacoli e ruoli bellissimi: Moliere, Eduardo, Fassbinder. Giro l’Italia e l’Europa, recito in Cile e nel 2013 vinco il premio UBU come miglior attrice protagonista nel ruolo mitico di Rossella O’Hara. Continuo attivismo nell’esperienza di autogoverno dell’ex Asilo Filangieri che mi insegna cosa significa ripensare dal basso nuovi modelli di politiche culturali, interdipendenza, scambio di competenze, consenso, comunità, connessione dei saperi.

Negli ultimi anni mi sono impegnata a costruire una stabilità professionale tra cinema e teatro, tra allestimenti di drammaturghi contemporanei come Labute o Shimmelpfennig – messi in scena con la regia di Marcello Cotugno - e esperienze importanti e impegnative come la serie tv L’amica Geniale tratta dai romanzi di Elena Ferrante e diretta da Saverio Costanzo.

Per me nel teatro sono sempre confluiti storia, filosofia, economia, letteratura, psicologia, luci e ombre, colori.

La recitazione è stata un modo per sviluppare la mia arte e il mio talento a partire dal mio specifico dialogo col mondo.

Oggi penso al teatro come a una possibilità di parlare, di immaginare un futuro migliore attraverso il poter di un’arte profondamente umana perché, ne sono certa, solo l’immaginazione ci collega alla realtà.

In questo percorso le donne e le loro lotte, la loro capacità di creare alleanze nelle differenze, il loro modo di stare nelle cose e nelle relazioni, sono state sempre un punto fermo e un costante stimolo e incoraggiamento a partire da me.

In passato sono stata così spietata con me stessa, ora non sono più disposta ad esserlo. Non mi identifico più col mio lavoro e con ciò che ottengo. Mi sento piena di contraddizioni e va bene così; le donne mi insegnano che è possibile tenere tutto insieme, che ognuna può cercare il proprio modo di far funzionare le cose aldilà di ogni giudizio e aspettativa sociale. Non è semplice decostruire tutte le convinzioni e gli stereotipi nei quali siamo tutti imprigionati, decostruire ciò che ci opprime, riconoscere le ingiustizie e sapersi difendere. Ma è anche una sfida entusiasmante. Ora in questo azzeramento che la pandemia impone semino pensieri e progetti futuri. Mi piacerebbe dedicarmi di più alla didattica, pensare ai giovani, creare qualcosa con altre donne, fare regia e laurearmi.

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