Martedì, 24 Aprile 2018

L La repubblica di Utopia

13268552_1743990725887869_4721941552075198171_o_large La repubblica Napoletana #negliarchivi

La repubblica Napoletana #negliarchivi

Presentare uno spettacolo sulla Repubblica Napoletana del 1799 non è facile. La città possiede due enormi monumenti della Repubblica, che da soli dovrebbero bastare a tenerne in vita il ricordo. Il primo è l’Istituto di studi filosofici a Palazzo Serra di Cassano. Il secondo è un monumento di carta, Il resto di niente di Enzo Striano, storia della grande donna della Repubblica, Eleonora Pimentel Fonseca.

Ma grazie al teatro, che è gioco di finzione, possiamo raccontare la storia in modo diverso, o meglio, farla raccontare a due personaggi, Lisetta e Serafina. Lisetta altri non è che Luisa Sanfelice, che Alexandre Dumas ha reso immortale ma ha anche cristallizzato nell’immagine di “donna perduta”, che grazie alla sua bellezza e al suo corpo riesce ad aiutare la causa della Repubblica, ma non riesce a salvarsi la vita. Se della Sanfelice sappiamo tutto, o quantomeno così crediamo, di Serafina Vargas non sappiamo niente se non che, quando il suo compagno Oronzio Massa, ufficiale dell’esercito borbonico votato alla causa della Repubblica, viene giustiziato, lei compie un atto di straordinaria modernità: si dichiara moglie, pretende il riconoscimento ufficiale del proprio legame d’amore e per questo viene punita dalla rinata monarchia. Lisetta e Serafina ci racconteranno la tragedia della Repubblica, legata alla disastrosa situazione dei banchi che non riuscirono a coprire i debiti di guerra e a riavviare l’economia della città, come testimoniano i documenti conservati nell’Archivio Storico del Banco di Napoli e raccolti dal magistrale lavoro del suo direttore Eduardo Nappi. Ci racconteranno soprattutto l’Utopia, che è stata la grande protagonista del Settecento napoletano. Era utopia il sogno borbonico di organizzare e controllare ogni aspetto della vita della città attraverso il Real Albergo dei poveri, vera e propria città nella città, la fabbrica di sete di San Leucio, prima industria del Sud Italia, e persino attraverso le carceri, dove Ferdinando I cercò di inabissare la generazione che sognava la Repubblica. Durante i cinque mesi della Repubblica la grande utopia è stata reinventare la città, cambiandone gli ordinamenti, lo stile di vita, persino la toponomastica sulla base degli ideali della rivoluzione francese, allo scopo di renderla un luogo in cui coltivare il sogno, o se vogliamo l’illusione, della felicità sulla terra.

L’utopia, infondo, è un atto di pura immaginazione e attraverso l’immaginazione e il divertimento del teatro cercheremo di rievocare un pezzo glorioso della storia della città, per ricordarci che siamo tutti figli del ’99.

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