Venerdì, 27 Aprile 2018

C Cunti di Sfessania

cunti_large Cunti di Sfessania: lo spettacolo

Cunti di Sfessania

drammaturgia: Tiziana Sellato
regia: Luca Gatta
lazzi e musiche: Luca Gatta
musiche: Associazione Teatrale Aisthesis
assistente alla regia: Tiziana Sellato
maschere: Riccardo Ruggiano e Antonio Fava
costumi: Capiunici
scene e disegno luci: Associazione Teatrale Aisthesis

L’avaro Pantalone, impenitente poeta, è innamorato di Donna Lucrezia, non potendola avere per i suoi chiari limiti di età, decide di darla in sposa a suo figlio Silvio pur di continuare ad amarla tenendola in casa sua, per far questo chiede aiuto al suo affamato servo Arlecchino. Ma Arlecchino mira a corteggiare la serva di Lucrezia, Olivetta, dimenticando gli ordini del padrone e intanto Silvio pensa a ben altro che alla donna da sposare. A complicare tutto ci pensa in giovane Orazio, nobile con un passato poco chiaro, e il suo servo Pulcinella, che verranno a rovinare tutti i piani di Pantalone.

Tra servi infedeli, proposte di matrimonio, equivoci, e figli ritrovati a trovar soddisfazione non saranno i soliti nobili…

APPROFONDIMENTO

Una scena, tre maschere e sei caratteri, lazzi, musica e canzoni. Partendo dal repertorio di testi e lazzi e dallo studio delle incisioni di Callot, gli attori hanno costruito uno spettacolo di Commedia dell’Arte come veniva realizzato negli anni d’oro della commedia improvvisa: intrecci amorosi, scambi di personaggi, testi di repertorio e danza delle maschere che presentano la storia e i caratteri dei diversi personaggi.

L’incredibile patrimonio di gestualità e lavoro fisico d’attore, in una presentazione comica e allo stesso tempo rigorosa delle maschere più importanti della tradizione italiana: un ricco bagaglio di materiali, per lo più reinventati e ricodificati con rigore artigianale attraverso l’aiuto di vari reperti iconografici dei secoli passati e delle tradizioni teatrali di altri paesi, comprese le tradizioni orientali, sapientemente sintetizzate dal regista Luca Gatta, rimodulate al servizio delle antiche maschere di italica memoria. In questa sarabanda, parlata e agita – ma anche ritmicamente scandita dalla “danza” delle maschere – è possibile incontrare la storia e la vita dei vari Caratteri: un vecchio acido troppo saggio ed insieme tragicomico poeta, un Capitano pavido che uccide nemici solo a parole, un giovane nobile amoroso vacillante tra i suoi ardori e i suoi doveri, una vedova inconsolabile decisa presto a prendere un nuovo marito, una servetta rampante nella generosità della sua infantile ma scostumata freschezza, uno sciamano napoletano e sfaticato ottimista che vive d’aria e musica e Tarantella… e un folletto ribelle e vivacissimo giullare popolare che “improvvisa” la sua diabolica danza piena di vita alla testa della colorata “città alla rovescia”. Ogni attributo verbale che si può applicare ad un “Carattere” viene narrato con competenza filologica ed allo stesso tempo “indossato” dal corpo dell’attore all’interno di questo spettacolo.

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