Venerdì, 23 Febbraio 2018

C Commedia in tempo di peste

13268302_1742235756063366_9191238170992071097_o_large La peste e Matamoros #negliarchivi

La peste e Matamoros #negliarchivi

La peste del 1656 che ha colpito Napoli è stata una delle epidemie più devastanti che il capoluogo partenopeo possa ricordare.

La città spagnola, compressa nel ristretto perimetro greco-romano e sviluppatasi in altezza, sovrappopolata e mal censita, fu letteralmente dilaniata dall’epidemia. La sua storia, anche questa tanto raccontata in letteratura e rappresentata negli spaventosi dipinti di Micco Spadaro, è stata ricostruita da Eduardo Nappi, direttore dell’Archivio Storico, attraverso una minuziosa raccolta di documenti custoditi nell’Archivio Storico del Banco di Napoli.

Dai documenti emergono il dramma collettivo della città e la sua lotta impari contro il contagio, ma emergono anche storie piccole e raramente raccontate, come quella dello stupro di una ragazzina ospitata dalla Real Casa dell’Annunziata e quella dell’eroica “resistenza” dei sedici impiegati del Banco di S. Eligio in Piazza Mercato, una delle zone più colpite dal contagio, che rimasero in servizio per tutto il periodo dell’epidemia e di cui alla fine ne sopravvisse uno solo. Dai documenti emerge, infine, la storia di una città che è costretta a cambiare profondamente dall’esperienza della malattia e che nei terribili mesi da gennaio ad agosto del 1656 fu trasformata in un gigantesco cantiere. Risalgono al periodo della peste il cimitero di Santa Maria del Pianto sulla collina detta di Lautrec – in ricordo di un’altra pestilenza che alla fine del Cinquecento mise in fuga l’esercito francese che assediava la città – primo nucleo dell’attuale cimitero di Poggioreale; la costruzione del romitaggio per le oblate di Suor Orsola Benincasa, che oggi ospita una delle Università e il bellissimo affresco che Mattia Preti dipinse su Porta San Gennaro, prima opera di un grande progetto di devozione volto a invocare la clemenza divina sulla città in ginocchio.

Nello spettacolo Commedia in tempo di peste, la coop En Kai Pan e l’Associazione Teatrale Aisthesis incrociano questa storia con quella del teatro, che proprio nel Seicento visse il suo secolo d’oro, attraverso la stagione dei grandi attori della Commedia dell’Arte italiana. Uno di loro, conosciuto con il nome di Capitan Matamoros è rimasto imprigionato in città durante il contagio e, pur di recitare, intraprende un viaggio attraverso i quartieri appestati insieme al suo fedele servo Arlecchino. Durante il viaggio incontrerà diversi personaggi: dai famigerati “cerretani” che vendono medicamenti nelle piazze, a donne murate vive in case dove è stata accertata la presenza della peste, da cinici pittori in cerca di fortuna, ai temibili “seggettari” che trasportano i malati negli ospedali, fino a confrontarsi con la stessa Morte, che regna incontrastata in città. Sono personaggi reali o sono loro stessi attori? È questa la domanda che si faranno gli spettatori durante i percorso che li porterà tra gli antichi atri e le sale recentemente ristrutturate dell’Archivio di Stato di Napoli infatti, potranno seguire Capitan Matamoros rivivendo le tappe del mitico viaggio degli attori in Europa. Attori, che in quest’epoca cominciano a essere osannati come divi, ma che vengono anche spesso accostati agli appestati perché il Teatro, come la peste, si trasmette per contagio.

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