Sabato, 22 Settembre 2018

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Romeo_and_Juliet_(detail)_by_Frank_Dicksee_large Nobili, poeti, ingenui e oneste meretrici: la disperazione di essere giovani

Nobili, poeti, ingenui e oneste meretrici: la disperazione di essere giovani

Romeo
Qui domina l'odio, ma ancora più l'amore.
Ebbene, allora, o amore odioso,
O amoroso odio, o tutto
Creato dal nulla! O leggerezza
Pesante, seria vanità, deforme
Caos di forme dall'aria leggiadra,
Plumbea piuma, fumo luminoso,
Freddo fuoco, salute malata,
Sonno a occhi aperti che non e'
Quello che è! Questo è l'amore
Che sento io, che in questo
Non sento amore.
William Shakespeare, "Romeo e Giulietta".

 

Non v'è intreccio di commedia che non abbia al centro due giovani innamorati. Osteggiati dai vecchi e manipolati dai servi, i nobili agiscono spinti da amore e disperazione, sentimenti di cui non conoscono l'origine e la natura, ma che alimentano incessantemente il loro bios scenico. Che ruolo hanno queste nature poetiche, tutte sentimenti, versi e musica, nell'universo disincantato della Commedia? Quello, appunto, di incarnare l'anelito all'alto in un mondo abitato da istinti bassi. Anche nella sua postura il nobile riflette questa aspirazione: il bacino ruotato come quello di un capitano, il busto e le braccia protese verso l'alto, la camminata in punta di piedi, le movenze danzate e lo sguardo al cielo. A differenza del vecchio Pantalone, che coniuga sentimenti da amoroso e istinti di servo, il giovane nobile non ha conflitti dentro di sé, la sua natura comica nasce proprio dalla sua incapacità di percepire la relatività del mondo, dal suo bisogno di assoluto unito all'ignoranza di tutto, compreso se stesso. Nell'intreccio della Commedia il giovane nobile diventa il custode di un'innocenza continuamente vilipesa e strumentalizzata, però indistruttibile. L'ingenuo Silvio resta ingenuo pur dopo essere passato attraverso mille peripezie, la disperata Isabella resta tale anche di fronte alla felicità. Eppure l'amoroso è anche qualcosa di più. Agli albori del professionismo, due cose facevano scandalo: la presenza di donne sulla scena, la loro promiscuità con gli uomini, che le rendeva mercanti e meretrici, e la loro loro capacità di cimentarsi nell'arte poetica come e meglio degli uomini. Isabella Andreini era capace di sfidare Torquato Tasso in gare di versi, infilando la sua autentica voce di donna in tortuose rime barocche. Il mito dell'honesta meretrix che volteggia in un mondo di Pantaloni bavosi e Zanni affamati è fortemente legato al personaggio della nobile. Con la loro lingua che ritorna aerea e astratta, dopo essersi fatta corpo negli altri personaggi, i nobili sono capaci di coprire i registri che vanno dal lirico al tragico. In questo modo ci mostrano la differenza tra la vera Commedia e le sue degradazioni carnascialesche, con cui spesso la identifichiamo. Quando in questa complessissima arte tutto funziona, commedia e tragedia convivono e sulla scena il riso s'accompagna alla poesia.

 

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