Martedì, 24 Aprile 2018

E Edizione 2015

ensayo mutter courage brecht weigel_large L'inevitabile frammentazione del reale

L'inevitabile frammentazione del reale

Woyzeck di Georg Büchner e Madre Courage e i suoi figli di Bertolt Brecht

Quando Georg Büchner muore, nel 1837, a soli 24 anni lascia una manciata di fogli non numerati, scene di una tragedia a cui stava lavorando ispirandosi non a grandi miti o a personaggi storici, come era in voga all’epoca e come aveva già fatto con le sue prove precedenti, Leonce und Lena e Danton’s Tod, ma ad un fatto di cronaca nera: un soldato uccide la sua amante per una bieca questione di gelosia. Le pagine vengono combinate insieme, “montate”, e miracolosamente prende vita una delle figure più controverse e influenti di tutto il teatro contemporaneo.

L’alienato barbiere Woyzeck, che “corre come un rasoio aperto” in preda a una disperata energia, sembra sapere fin dall’inizio che su di lui e sulla sfortunata Marie incombe un destino a cui è impossibile sottrarsi e che da lui si irradierà sull’umanità intera. Nessuno è in grado di capire quest’opera straordinaria che risorgerà, come molte opere del romanticismo tedesco, un secolo dopo quando l’umanità è schiacciata dal giogo di due guerre mondiali che rivelano all’uomo la sua natura mostruosa.

Nel 1941, all’inizio di una guerra che già sembra infinita e insensata al pari di quelle seicentesche, nella neutrale Svizzera va in scena per la prima volta Madre Courage e i suoi figli di Bertold Brecht. Ancora una volta l’orrore si incarna in un personaggio piccolo, una rivendugliola omertosa e con una spiccata tendenza alla truffa, con un punto di vista limitato sulla storia ma portatore di una infinita energia, tutta quella che serve per tirare una carretta attraverso i campi di battaglia infestati di morti della Guerra dei Trent’anni, seguendo l’imperativo categorico della sopravvivenza ad ogni costo, persino a scapito dei propri figli.

Brecht ci avverte: non dobbiamo commuoverci per la tragedia che travolge Courage, ma indignarci, dobbiamo avere la forza di utilizzare il teatro per prendere consapevolezza delle nostre mostruosità e trovare la forza di cambiare le cose. Un’utopia? Certo, ma che Brecht costruisce con piglio scientifico, sottoponendo la scena del suo teatro a un vero e proprio atto di separazione chirurgica dell’unità hegeliana di forma e contenuto. Una storia, ci dice Brecht, al pari di un incidente in strada, può essere vista da infiniti punti di vista, l’interpretazione sarà quindi un esercizio di dialettica applicata alla realtà in cui la sintesi altro non è che un atto di volontà che ciascun individuo compie per se stesso assumendosi le responsabilità delle conseguenze che tale sintesi avrà sulla sua esistenza. Se la realtà contemporanea è inevitabilmente frammentata il teatro sarà il luogo ideale in cui tale frammentazione sarà rivelata attraverso una scrittura che utilizza il montaggio di elementi in opposizione – straniati – l’uno rispetto all’altro al fine di invitare lo spettatore alla dialettica. Nasce ufficialmente – anticipata di un secolo da Büchner e passando attraverso il caleidoscopio della drammaturgia “irrappresentabile” di Karl Kraus – la drammaturgia di montaggio. Settant’anni dopo la parola montaggio è diventata sinonimo di scrittura teatrale tout court. Monta l’attore quando costruisce il personaggio, monta il drammaturgo quando assembla l’opera e soprattutto monta il regista nello scrivere lo spettacolo nello spazio scenico. Vi invitiamo a un’ultima lezione de Il teatro e il suo doppio per essere coinvolti in prima persona nel lavoro di montaggio di una scena teatrale partendo dal testo per arrivare alla messinscena in puro stile brechtiano.

 

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