Martedì, 13 Novembre 2018

E Edizione 2015

1131fa14c3c_large L'infinita voluttà di Don Giovanni

L'infinita voluttà di Don Giovanni

 

Don Giovanni, Amleto, Faust e Don Chisciotte: i miti moderni che ci raccontiamo da secoli e che la psicanalisi tradizionale ha trasformato in altrettanti archetipi della psiche umana, nascono tutti tra Cinque e Seicento e tre di loro vengono dal teatro. E’ lo spagnolo Tirso de Molina a tracciare per primo il ritratto del Burlador de Sivilla, “principe delle tenebre” che di notte si arrampica sui balconi per infilarsi nei letti delle donne, ama solo quelle innamorate di altri e non può fermarsi – non bastano l’onore del suo titolo, l’affetto per gli amici e nemmeno la paura della morte – fino a quando, novello Narciso, sprofonda nella terra chiuso in un abbraccio mortale con la parte  più oscura di se stesso. Da allora Don Giovanni ha traversato paesi, epoche e stili, è diventato il doloroso alter ego musicale  di Mozart nel Settecento e il notturno spirito romantico di Puskin a fine Ottocento, si è reincarnato nel Dracula di Bram Stoker e nel Seduttore di Soren Kierkegaard. Ha abitato anche a lungo a Napoli, dove il Convitato di Pietra è entrato nel folklore cittadino incarnandosi nel teschio del Capitano custodito nel cimitero delle Fontanelle, che è insieme protettore e vendicatore e viene venerato come una divinità pagana. Ma è sicuramente il vecchio Molière a dare a Don Giovanni la forma più compiuta. Quello di Molière è un Don Giovanni meditabondo, che sente il bisogno di analizzare la sua natura:

Dovunque io la trovi, la bellezza mi conquista, e cedo volentieri alla dolce violenza con la quale mi attira. Per quanti obblighi abbia preso, l’amore che ho per una donna non induce assolutamente l’anima mia ad essere ingiusta verso le altre; conservo occhi per vedere i meriti di tutte, e concedo a ciascuna quelle attestazioni e quei tributi che la natura rende doverosi. Come che sia, non posso rifiutarmi di offrire il mio cuore a ciò che mi par degno d’essere amato: ne avessi diecimila, di cuori, e un bel volto me li chiedesse, tutti li darei. Le simpatie nascenti, in definitiva, hanno un fascino inesplicabile, e tutto il piacere dell’amore è nei suoi mutamenti.

E’ una fase cruciale per la storia del teatro europeo: Molière, grande attore di commedia dell’arte, viene ammesso nel tempio del teatro francese, toglie la maschera e da uomo di scena diventa uomo di libro, sottoponendo allo stesso trattamento i suoi personaggi, che dai tipi fissi della Commedia Dell’Arte diventano i personaggi della Commedia di Carattere, anticipando di un secolo la riforma goldoniana. E proprio seguendo le tracce della Commedia dell’Arte ritorniamo a Napoli, dove Silvio Fiorillo, il padre di Pulcinella, raccoglie successi vestendo la maschera di Capitan Matamoros, l’avventuriero spagnolo amante delle donne che tanto ci ricorda Don Giovanni. Proprio Fiorillo, come tanti attori della sua generazione, lascerà l’Italia per portare il suo teatro in Francia e qui suo figlio Tiberio si farà maestro di un giovane Molière… Il teatro é una giostra che gira e noi ci siamo tutti sopra.

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