Venerdì, 23 Febbraio 2018

S Stanze

16787-donne_anziane_alla_panchina_large Stanze: il percorso laboratoriale

Stanze: il percorso laboratoriale

LABORATORIO DI ESPRESSIONE CORPOREA E DRAMMATIZZAZIONE: STANZE

Coop. En Kai Pan propone un percorso laboratoriale integrato di espressione corporea e drammatizzazione di carattere umanistico-esistenziale, rivolto a persone con disabilità fisiche o mentali e limitate capacità motorie, allo scopo di ampliare la consapevolezza del proprio corpo in rapporto con lo spazio e con gli altri, di migliorare la capacità di esprimere le proprie emozioni in maniera costruttiva e in generale di valorizzare l’individuo e la sua capacità di elevarsi al di sopra delle proprie limitazioni fisiche, mentali ed emotive attraverso la creatività.

Punto centrale del lavoro è lo spazio inteso sia come luogo di espressione e relazione con gli altri, che come luogo interiore, che contiene ricordi, emozioni, a volte incubi, ma può essere, attraverso il teatro e l’uso della creatività in generale, svuotato e diventare spazio di immaginazione. La relazione tra lo spazio interiore e quello esteriore è fondamentale affinché un individuo possa esprimersi, e lavorare su tale relazione è ancora più importante nei casi in cui l’azione e il movimento nello spazio sono inibiti dalla disabilità e dalla permanenza in luoghi chiusi e lo spazio interiore rischia di contrarsi fin quasi a scomparire a causa dell’immobilità, della sofferenza e della carenza di stimoli esterni.
 
IL PERCORSO LABORATORIALE

Stanze è un percorso laboratoriale durante il quale la coop. En Kai Pan lavorerà con i partecipanti su due livelli di esperienza che si integreranno in maniera differente in ciascuna lezione. Il primo livello è legato all’aspetto umanistico e al concetto della stanza, intesa non solo come luogo fisico ma anche come spazio interiore, in cui ogni individuo rappresenta se stesso nello scorrere del tempo. Ci saranno, pertanto, tre stanze al contempo reali (in quanto si lavorerà in uno spazio fisico) e immaginarie (in quanto lo spazio sarà trasformato attraverso l’intervento della creatività):

1. La Stanza dell’Infanzia: Quello che fu

La stanza dell’infanzia è il passato, luogo dei ricordi e delle immagini primordiali della propria esistenza ma anche di nuove immagini. In questa stanza ritroviamo colori, suoni, oggetti, parole prime, impariamo a verbalizzare l’emozione e a trovare metafore. Il piano narrativo di riferimento è la fiaba da cui si attingono situazioni, simboli e atmosfere. Attraverso un gioco continuo di stimoli sensoriali si condurranno i partecipanti dall’uso del colore all’immaginazione di paesaggi interiori ed esteriori, dal suono alla musica, da oggetti trovati nello spazio a oggetti immaginati, dal gioco della parola all’immagine.  

2. La Stanza del Viaggio: Quello che è

La stanza del viaggio è il presente. Se dovessimo partire cosa metteremmo in valigia? Oppure: cosa c’è nella valigia che abbiamo portato con noi per tutta la vita? In altre parole: chi siamo? Il piano narrativo di riferimento è l’autobiografia. Il gioco è raccontare se stessi, ancora una volta attraverso oggetti, gesti, immagini e provare a essere qualcun altro, travestirsi, interpretare un ruolo che può essere uguale o differente rispetto a quello che si è interpretato nella vita.

3. La Stanza dell’Addio: Quello che sarà

La terza stanza è quella dell’addio ed è legata al futuro. Dopo avere visitato la stanza dei ricordi e avere fatto le valige è arrivato il momento di partire. Chi saluteremo sulla banchina della stazione o del porto? Quali volti vedremo? Il piano narrativo di riferimento è il racconto. Raccontare significa essere sopravvissuti abbastanza a lungo per avere una percezione del passato. Non si tratterà di organizzare un racconto in forma scritta o orale ma di collocare nello spazio e nel tempo le persone e gli accadimenti importanti della propria esistenza e immaginarne di nuovi, attraverso il gioco si scrivono lettere immaginarie a chi non c’è più, si parla con le persone con cui non si può parlare, si dice quello che si vuole dire.

Al percorso umanistico s’integra quello esistenziale legato all’esperienza concreta del corpo-voce in rapporto allo spazio. È necessario integrare questo secondo aspetto al primo in quanto i degenti devono essere messi in grado di partecipare all’intera esperienza laboratoriale anche se hanno limitate capacità motorie e cognitive e per raggiungere un livello di consapevolezza di sé più alto attraverso la possibilità di utilizzare il proprio corpo  e la propria voce per esprimersi.

Si lavorerà pertanto su:

1. Corpo-movimento-gesto-danza

Si lavorerà con ciascun partecipante sul modo di muoversi e agire nello spazio. Anche in questo caso la connessione tra spazio interiore ed esteriore è fondamentale. Si può danzare anche in situazione di limitatissime capacità motorie: si danza con le mani, con la testa, con gli occhi, tutto il corpo può partecipare alla danza anche se a muoversi sono solo le estremità.

Si lavorerà sulla consapevolezza del proprio corpo per cercare di superare i limiti fisici di ciascun partecipante aiutandoli a trovare il modo di esprimere le proprie emozioni.

2. Respiro-voce-suono-canto

Si lavorerà sulla connessione tra respiro e voce di modo che ciascun partecipante trovi il suo modo di cantare e di intonarsi agli altri. Il suono e il canto sono legati alla parte più profonda e vitale di sé, il respiro, imparare a respirare è il primo passo per riconnettersi con se stessi e respirare e cantare insieme è il modo per connettersi con gli altri.

Il passaggio finale è quello con la parola, affinché ciascun partecipante trovi le proprie parole insostituibili e necessarie, perché parlare non è una semplice funzione sociale ma un modo per esprimere la parte più vera e profonda di sé. 

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